Catania si lascia leggere a piedi. Il centro storico, ricostruito dopo il terremoto del 1693 secondo un disegno di strade dritte e larghe, è compatto e ordinato: in due giorni si riesce a vedere l'essenziale senza correre, alternando chiese barocche, resti romani e qualche sosta per una granita. Ecco un itinerario che parte dal cuore della città e si allarga poco a poco.
Giorno uno: piazza Duomo, il salotto della città
Il punto di partenza naturale è piazza Duomo. Al centro c'è la Fontana dell'Elefante, che i catanesi chiamano «u Liotru»: un elefante in pietra lavica che regge un obelisco in stile egizio, sistemato da Giovanni Battista Vaccarini tra il 1735 e il 1737. L'elefante è il simbolo della città e lo si ritrova ovunque, dallo stemma comunale all'università.
Alle sue spalle si alza la Cattedrale di Sant'Agata. Le origini sono normanne, volute da Ruggero I alla fine dell'XI secolo, e di quell'epoca restano le tre absidi in pietra vulcanica; la facciata barocca porta invece la firma di Vaccarini. All'interno si trovano la tomba del compositore Vincenzo Bellini e la cappella che custodisce le reliquie della patrona. Nella stessa piazza, la Fontana dell'Amenano, scolpita nel 1867 in marmo di Carrara, lascia ricadere l'acqua come un lenzuolo: da qui il nome popolare «acqua a linzolu». Una scalinata alle sue spalle porta alla Pescheria, il mercato del pesce, dove le voci dei venditori fanno parte dello spettacolo.
Via Etnea, piazza Università e via dei Crociferi
Da piazza Duomo parte via Etnea, il lungo rettilineo di circa tre chilometri che sale verso nord, in direzione del vulcano da cui prende il nome. A meno di cento metri si apre piazza Università, una delle più scenografiche del centro: da un lato il Palazzo dell'Università, dall'altro Palazzo San Giuliano, e agli angoli quattro candelabri in bronzo del 1957 che raccontano altrettante leggende catanesi, da Colapesce ai fratelli Pii.
Scendendo verso via Vittorio Emanuele si raggiunge piazza San Francesco d'Assisi. Da qui, passando sotto l'Arco di San Benedetto, si entra in via dei Crociferi, forse la strada barocca più compiuta della città: in poche centinaia di metri si incontrano la chiesa di San Benedetto, San Francesco Borgia, il Collegio dei Gesuiti e San Giuliano. Accanto alla piazza, tra via Vittorio Emanuele e via Teatro Greco, si trovano i resti del teatro greco-romano, con l'odeon al suo fianco.
Il Monastero dei Benedettini
Per chiudere la prima giornata, raggiungete piazza Dante e il Monastero dei Benedettini di San Nicolò l'Arena. È tra i più grandi monasteri benedettini d'Europa, oggi sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Catania, e fa parte del sito UNESCO delle città tardo barocche del Val di Noto. La sua storia attraversa la colata lavica del 1669, che danneggiò il complesso, e il terremoto del 1693; accanto sorge la grande chiesa di San Nicolò l'Arena, rimasta incompiuta.
Giorno due: il Castello Ursino e la Catania di Bellini
Il secondo giorno può cominciare dal Castello Ursino, la fortezza voluta da Federico II di Svevia e iniziata nel 1239. Nel 1669 la lava dell'Etna ne colmò il fossato e spostò più lontano la linea di costa, lasciando il castello come incassato nel terreno che lo circonda. Dal 1934 ospita il Museo Civico, con collezioni provenienti in buona parte dalla famiglia Biscari e dal monastero dei Benedettini.
Attraversando di nuovo il centro si arriva al Teatro Massimo Bellini, affacciato su piazza Vincenzo Bellini. Fu inaugurato nel 1890 con la Norma, l'opera del compositore catanese a cui è intitolato. Il modo migliore per vederne la sala è assistere a uno spettacolo; il teatro propone anche visite guidate, con modalità e calendario da verificare sul sito ufficiale.
Da piazza Stesicoro a Villa Bellini
Nel pomeriggio risalite via Etnea fino a piazza Stesicoro. Qui, nella parte occidentale della piazza, si vede una piccola porzione dell'anfiteatro romano, costruito probabilmente nel II secolo: il resto dell'edificio, che misurava 125 metri per 105, è ancora sepolto sotto le vie circostanti. Poco più avanti si entra in Villa Bellini, il giardino pubblico aperto nel 1883, con il viale dei busti degli uomini illustri, il chiosco della musica e l'orologio floreale accompagnato da un calendario in fiori aggiornato ogni giorno. Dai punti più alti, nelle giornate limpide, lo sguardo arriva fino all'Etna.
Due giorni non bastano per tutto, ma sono sufficienti per capire com'è fatta Catania: una città ricostruita con ostinazione, dove il barocco convive con le rovine romane e con la presenza costante del vulcano. Se resta un'ora libera, una passeggiata sul lungomare è il modo più semplice per chiudere la visita guardando il mare.
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