Per i catanesi Sant'Agata non è solo la patrona: è una presenza familiare, che si invoca, si ringrazia e si festeggia con un'intensità difficile da immaginare per chi non l'ha mai vista. Ogni anno all'inizio di febbraio la città si raccoglie intorno a lei, e il centro storico diventa per alcuni giorni il teatro di una festa che intreccia fede, tradizione popolare e memoria civica.
Chi era Agata
Secondo la tradizione, Agata era una giovane catanese che subì il martirio il 5 febbraio del 251, durante la persecuzione dell'imperatore Decio, per volere del proconsole Quinziano. Nel 1040 le sue reliquie furono portate a Costantinopoli dal generale bizantino Giorgio Maniace; il 17 agosto 1126 due soldati, Gisliberto e Goselmo, le riportarono a Catania. Da queste due date nascono i due appuntamenti della festa: quello di febbraio, legato al martirio, e quello d'estate, che ricorda il ritorno delle reliquie. La tradizione racconta anche che, un anno dopo la morte della santa, il suo velo portato in processione fermò la lava dell'Etna.
I giorni di febbraio
Il cuore della festa sono i giorni dal 3 al 5 febbraio, con la chiusura delle celebrazioni il 12. Il 3 febbraio la processione per l'offerta della cera parte dalla chiesa di Sant'Agata alla Fornace, in piazza Stesicoro, e raggiunge la Cattedrale lungo via Etnea: sfilano il clero, le autorità cittadine con il sindaco su una carrozza settecentesca del Senato e, in apertura del corteo, le candelore. La sera, in piazza Duomo, i fuochi della «sira 'ô tri» chiudono la giornata.
La mattina del 4 febbraio la messa dell'aurora segna il primo incontro fra la santa e i suoi devoti. Il busto reliquiario, in argento, risale al 1376 e viaggia sul fercolo, un tempietto d'argento realizzato nel 1518 e trainato con due cordoni lunghi circa 130 metri. Quel giorno il fercolo compie il giro esterno della città. Il 5 febbraio, dopo il pontificale, il giro interno attraversa il centro storico, passa per via dei Crociferi e affronta la ripida salita di via di San Giuliano, la «'cchianata 'i Sangiulianu». Il rientro in Cattedrale avviene di norma nella tarda mattinata del giorno seguente.
Le candelore e i devoti col sacco
Le candelore, in dialetto «cannalori», sono grandi strutture in legno riccamente scolpito che rappresentano le corporazioni delle arti e dei mestieri, i quartieri della città o le associazioni di devoti. Pesano tra i quattrocento e i novecento chili e sono portate a spalla da gruppi che vanno da quattro a dodici uomini, con un'andatura ondeggiante chiamata «'a 'nnacata». Vederle avanzare illuminate tra i palazzi barocchi è una delle immagini più forti della festa.
Accanto a loro ci sono i devoti, riconoscibili dal «sacco»: un saio di cotone bianco stretto da un cordone, con un copricapo di velluto nero, guanti bianchi e un fazzoletto bianco agitato al passaggio della santa. Sono loro a tirare il fercolo lungo i cordoni, gridando «Cittatini, semu tutti divoti, tutti!» e «Viva sant'Àjita!», un'invocazione che accompagna ogni tratto del percorso.
Il 17 agosto, la festa d'estate
La seconda ricorrenza cade ogni anno il 17 agosto e ricorda il ritorno delle reliquie da Costantinopoli. Si svolge in forma più ridotta, con una processione breve intorno alla Cattedrale e i fuochi d'artificio. Per chi visita Catania in estate è l'occasione per conoscere la festa in un clima più raccolto rispetto a febbraio.
Programma, orari e percorsi possono variare da un anno all'altro: per le informazioni aggiornate conviene consultare i canali ufficiali del Comune di Catania, dell'Arcidiocesi di Catania e del Comitato per la festa di Sant'Agata. E tra un appuntamento e l'altro vale la pena assaggiare i dolci della festa: le cassatelle chiamate «minne di Sant'Agata» e le olivette verdi, piccoli dolci a forma di oliva preparati proprio per celebrare la patrona.
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