Coppa di granita siciliana ai gusti mandorla e cioccolato con un cestino di brioche sullo sfondo
Granita mandorla e cioccolato con brioche — foto: Giovanni.grasso · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

A Catania lo street food non è una moda recente: è un modo di vivere la città. Tra una visita e l'altra ci si ferma al banco di una rosticceria o davanti a un chiosco, si mangia qualcosa al volo e si riparte. L'offerta di tavola calda, poi, è considerata la più varia di tutta la Sicilia. Ecco cosa assaggiare e come riconoscerlo, senza bisogno di una lista di indirizzi: basta seguire il profumo di fritto e la fila davanti al banco.

L'arancino, rigorosamente al maschile

Il primo nome da imparare è arancino. Nella Sicilia orientale, e a Catania in particolare, si dice al maschile, mentre a Palermo e nella parte occidentale dell'isola prevale «arancina»: una disputa linguistica che conviene affrontare con il sorriso. Anche la forma cambia: nella tradizione catanese l'arancino è modellato a cono, mentre a Palermo è tondo.

Il ripieno più diffuso è quello al ragù, con carne, piselli e formaggio. Accanto a lui si trovano la versione al burro, con prosciutto e mozzarella, quella alla Norma, con le melanzane, detta anche «alla catanese», e quella al pistacchio, legata al pistacchio di Bronte, in provincia di Catania. Gli arancini di riso compaiono anche nell'elenco ufficiale dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani.

Cipollina, siciliana e crispelle

Nelle vetrine della tavola calda l'arancino è in buona compagnia. La cipollina è un involto di pasta sfoglia ripieno di prosciutto, pomodoro e cipolla, da mangiare ancora tiepido. La siciliana è un piccolo calzone fritto ripieno di formaggio e acciughe, oppure di prosciutto. Le crispelle sono morbidi impasti di pastella fritti e ripieni di ricotta o di acciughe, da scegliere in base ai propri gusti o, meglio ancora, da provare in entrambe le versioni. Il consiglio è di assaggiare un pezzo alla volta, magari dividendo con chi viaggia con voi, così da provarne di più nella stessa sosta senza rinunciare alla granita che arriva dopo.

Il chiosco e il seltz limone e sale

Una vera istituzione cittadina sono i chioschi delle bibite, i «ciospi», distribuiti in tutto il centro, con una tradizione che risale ai primi del Novecento. La bibita simbolo è il seltz limone e sale: acqua gassata, succo di limone e un pizzico di sale. Il sale sorprende al primo sorso, poi si capisce perché sia la bibita catanese per eccellenza. Fermarsi al chiosco è anche un piccolo rito sociale: si scambiano due parole, si guarda la strada, si riprende fiato prima di continuare a camminare.

Granita e brioche col tuppo

Il capitolo dolce comincia al mattino. La granita con la brioche è la colazione tipica siciliana, soprattutto d'estate, e a Catania ha un carattere preciso: la granita tende ad avere una struttura più compatta, vicina a quella di un gelato. Tra i gusti più diffusi ci sono mandorla, pistacchio, limone, cioccolato, caffè e gelsi.

Accanto arriva la «brioscia cco tuppu», una brioche morbida con la base tondeggiante sormontata da una pallina di impasto, il «tuppo». In passato la granita si preparava con la neve raccolta d'inverno sull'Etna e sugli altri monti siciliani, conservata nei nivieri, costruzioni in pietra ricavate dentro grotte naturali o artificiali: un legame con il vulcano che rende questo dolce ancora più catanese.

Come orientarsi: l'arancino catanese si riconosce dalla forma a cono, il seltz limone e sale è la bibita dei chioschi e la granita con la brioche col tuppo è anche una colazione, quindi non serve aspettare il pomeriggio per ordinarla.

Completano il quadro i dolci legati alle feste, come le minne di Sant'Agata preparate per la patrona, e piatti che non sono da strada ma sono tipici della cucina catanese, come la pasta alla Norma con pomodoro, melanzane fritte, ricotta salata e basilico. Il consiglio è uno solo: lasciarsi guidare dalla curiosità e assaggiare poco alla volta. Una passeggiata lungo via Etnea o intorno a piazza Duomo offre occasioni a ogni angolo.

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